Nicola Florio, Maestro Casaro

Nicola Florio, attuale titolare del Caseificio Artigianale Agerolino, avendo sposato Giuseppina Mandara, figlia di Carmine, ha ereditato tutta la passione e l'arte casearia che nella famiglia Mandara si trasmette da padre in figlio. Infatti l'attività casearia della famiglia Mandara si perde nella notte dei tempi e di padre in figlio si trasmettono quei piccoli segreti di metodologia artigianale che fanno si che i prodotti da loro trasformati siano di qualità superiore tanto da esaltare il palato di qualsiasi raffinato buongustaio. L'impegno maggiore e la specialità di questa azienda è quella di fornire ogni giorno freschezza e genuinità dei suoi prodotti. La nostra prima regola è anche il nostro segreto: materia prima di ottima qualità. La seconda è il rispetto delle norme igieniche sanitarie, HACCP.

Breve storia dei prodotti lattiero-caseari di Agerola

I Romani davano grande importanza al latte ed ai latticini. Per loro il latte era un dono materno della Madre Natura all’uomo. Il latte si consumava fresco, aromatizzato con erbe come il crescione. Lo scrittore romano Varrone ci ha lasciato moltissimi documenti scritti in latino che parlano della fabbricazione e del consumo del formaggio nell’antica Roma.Abbiamo così saputo che essi sapevano preparare tipi di formaggio simili ai nostri e conoscevano perfino il modo di affumicare il formaggio .

Il Mons Lactarius menzionato da vari autori latini tocca anche il territorio di Agerola: lì pascolavano vacche che si cibavano di particolari erbe, per cui il loro latte era consumato a Stabiae prima dell’eruzione da insigni medici e letterati romani, al fine di curare malattie allo stomaco. Gli animali dell’allevamento agerolese non fornivano solo carni, ma pure latte, che serviva per la realizzazione del caseum, visibile negli affreschi pompeiani, e della iuncata, una ricotta vaccina così chiamata perché conservata in piccoli cesti di vimini. Almeno dal XIII secolo fa la sua apparizione nelle fonti il caciocavallo (casicaballo), così appellato perché confezionato a coppia legata con lo spago e appeso ad una sella di cavallo. E’ quella l’epoca in cui sulle navi angioine veniva trasportato tra i centri del Meridione il bublum de caseo: che fosse l’antenato del “provolone del monaco” visto che provenina da Agerola e dalle alture amalfitane dei Lattari?
 
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